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Il diario di Didi

Il diario di Didi – Come si impara ad abbracciare?

By 31 Ottobre 2019 No Comments

Il diario di Didi raccoglie le avventure di una ragazza cinese in Italia. Didi ha studiato belle arti a Milano e ha vissuto diversi anni in varie città italiane dal nord al sud Italia, ma è ancora molto curiosa di scoprire e capire l’Italia. Ha un cagnolino zoppo che si chiama Amao che ha incontrato su una spiaggia. Ama la natura ed è molto sensibile ai cambiamenti stagionali.
Segui il diario di Didi e riscopri la cultura italiana da una prospettiva orientale.

31/10/2019
Halloween

Caro Diario,
come si impara ad abbracciare?

Oggi è Halloween, la notte degli orrori. Se penso a una cosa che mi faceva davvero paura appena arrivata, rispondo senza dubbio gli ABBRACCI.
Prima di imparare bene la lingua italiana ho dovuto capire come salutare gli amici italiani… e non è stato affatto facile! Infatti quasi tutti mi volevano abbracciare e baciare.


Sai caro diario, da noi in Cina, il contatto fisico esiste solo tra i genitori e figli oppure tra fidanzati; al massimo tra le amiche o tra gli amici quando c’è un momento emotivamente speciale. A volte mi chiedono: come vi salutate voi cinesi? Ecco…con gli sconosciuti ci stringiamo la mano, ma solo in contesto formale, lavorativo. Con gli amici normalmente c’è il contatto… ma solo con lo sguardo e il sorriso, a volte non c’è nemmeno bisogno di dire Ní Hǎo (ciao in cinese).

Come si impara ad abbracciare – Il diario di Didi ©jijide

 

Nei primi mesi della mia permanenza in Italia cercavo di scappare ogni volta che mi salutavano. Se si trattava di ragazze accettavo l’abbraccio irrigidendo il mio corpo come un ciocco di legno. I ragazzi invece li salutavo da lontano. Però bastava distrarmi un attimo e zac…. un abbraccio! Soprattutto quando uscivo con i compagni di Accademia. Si scambiavano i convenevoli, compresi i baci e gli abbracci e ovviamente non potevo scappare.

Giorno per giorno ho cominciato a rispondere il saluto con dei piccoli movimenti del corpo. Prima con le amiche poi con gli altri. Anche se non ero ancora abituata ai baci sulla faccia. Quei bacetti erano come piccole scintille emotive dentro di me: la paura, l’imbarazzo, la timidezza…quella parte più pesante della mia culturale originale si è andata sciogliendo, molto lentamente.

Ero sempre rigida come un Sampietrino romano

Piano piano la mia mente ha accettato questo fatto, ma il corpo ci ha messo più tempo. Quando mi avvicinavano quei ragazzi italiani con gli occhi grandi, di tutti colori, i nasi alti che puntavano sulla mia guancia, le barbe corte e lunghe con i peli duri che mi solleticavano la faccia…mamma mia! Ero sempre rigida come un Sampietrino romano, non ricordavo mai se dovevo offrire prima la guancia sinistra o quella destra ed ero immancabilmente un po’ goffa e maldestra.

Ora anche io riesco a salutare gli italiani, a modo loro. Posso finalmente dire di non esserne più terrorizzata! 

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